18/07/2013

Conviviale del 18 Luglio 2013

Seconda Conviviale annata 2013 - 2014

18 luglio 2013 / Annata 2013-2014

Conviviale del 18 Luglio 2013Conferenza di Paolo Benvenuti, regista: ‘’il segreto di Caravaggio’’

PERCHE' CARAVAGGIO

Nei film che ho realizzato, dove il senso della Storia era predominante, mi sono sempre posto il problema dello “sguardo del tempo”, cioè di come la concezione del reale fosse così diversa nelle varie epoche storiche. La Storia dell'Arte, che indaga la particolarità di queste mutazioni, ci insegna come gli uomini del medioevo avessero una visione del mondo diversa dagli uomini del rinascimento e, questi, da quelli dell'epoca successiva, quella barocca. Mutazioni sempre più evidenti con l'avanzare dei secoli fino ai giorni nostri dove, grazie alle immagini che ci giungono dal passato, potevo comprendere  e ricreare sullo schermo lo sguardo dell'epoca che andavo narrando. Ma, ogni volta, quello sguardo recuperato, si accostava al nostro presente mostrandomi, nel confronto, la nostra dilagante barbarie. Per questo cercavo nel passato un complice che, disprezzando come me il suo presente, avesse contrapposto alle immagini corrotte della sua epoca, la sua concezione etica della visione. Così ho trovato in Michelangelo Merisi da Caravaggio uno straordinario antesignano. Fare un film su di lui e sul mistero della sua pittura, mi avrebbe consentito di esprimere, a livello di metafora, una comune “etica dello sguardo”. Ma per far questo, occorreva rivelare come egli riuscisse a creare, nei suoi dipinti, quel silenzioso e violento realismo che ancor oggi ci meraviglia.

Sappiamo con quanto rigore filologico il Merisi affrontasse ogni episodio che doveva dipingere: trovata la chiave espressiva della vicenda, egli l'ambientava scandalosamente nel “suo” presente, cercando per la strada gli attori che avrebbero dovuto interpretarla: uomini, donne o ragazzi che, a suo giudizio, aderivano ai ruoli dettati dalla storia. Poi li dirigeva, facendoli recitare l'azione drammatica prevista. Azione che, solitamente, egli collocava in un luogo buio, privo di confini, dove pochi elementi suggerivano l'ambiente della rappresentazione: una lastra tombale: un sepolcro, un ramo d'albero: un bosco, un tavolino: un interno. Poi, con uno specchio, orientava la luce del sole su quei corpi facendoli affiorare plasticamente dalle tenebre. Con quel lampo improvviso, bloccava l'attimo assoluto del dramma, consegnando i suoi umili attori all'immortalità. E il cinema non compie forse lo stesso miracolo? Con questa riflessione, potremmo ritenere conclusa la serie di coincidenze tra le azioni preliminari del nostro pittore con quelle di un odierno cineasta. Ma non è così. Perchè quel pittore, dopo aver disposto i suoi attori sulla scena del dramma, ne riproduceva l'immagine sulla tela con l'ausilio della “camera oscura”, antesignana del cinematografo.

Il 26 agosto  1605, a Roma, Carvaggio viene querelato dalla sua padrona di casa Prudenzia Bruni, per non aver pagato l'affitto e per aver sfondato il tetto dell'abitazione. Nell'inventario dei beni confiscatigli per quella querela, sappiamo che gli furono sequestrati "un specchio grande e uno scudo a specchio". Sullo sfondamento del tetto da parte del Merisi nessuno storico dell'Arte ha trovato una spiegazione plausibile, se non quella della esagerata grandezza delle sue tele.

Ora proviamo a fare una diversa ipotesi: immaginiamo due stanze adiacenti separate da una porta. La prima è una stanza perfettamente oscurabile, la seconda ha il tetto sfondato dal quale entra la luce del sole. A questo punto basta ricavare un piccolo foro nel legno della porta comunicante e abbiamo una perfetta "camera oscura". Se, nella stanza dal tetto sfondato, qualcuno si mette in piena luce davanti a quel buco, la sua immagine, se pur capovolta, sarà perfettamente visibile sulla parete opposta della buia stanza adiacente. Ma se dentro quel buco viene posta una piccola lente, e dietro di essa, a una giusta distanza, uno specchio concavo (lo scudo a specchio), vedremo quell'immagine addrizzarsi e andare perfettamente a fuoco. Ecco lo strumento che consentiva a Caravaggio di proiettare le figure dei modelli direttamente sulla tela per dipingeli “al naturale”.  Non sarebbe bello mostrare il senso di tutto questo in un film?

Paolo Benvenuti

 

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