
L’Arch. Stefania Aimar consegue la Laurea in Architettura al Politecnico di Torino e Dottorato in Management and Development of Cultural Heritage alla Scuola IMT Alti Studi Lucca. Ha collaborato con il Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Firenze dove ha svolto attività di ricerca nell’ambito del restauro del patrimonio storico con progetti anche internazionali. Svolge la libera professione dal 2004 con collaborazioni in Italia e all’estero. Nell’Associazione delle Ville e dei Palazzi Lucchesi è Segretario dal 2012, responsabile di progetti culturali e valorizzazione come il Premio Nazionale Ville Lucchesi-Marino Salom.

Il Prof. Paolo Emilio Tomei si è laureato in Scienze Naturali presso l'Università di Pisa dove è stato professore Associato di Fitogeografia ed Ecologia Vegetale. È socio dell’Accademia lucchese di Scienze Lettere e Arti, dell’Accademia Maria Luisa di Borbone, della Società Botanica Italiana e della Società Toscana di Scienze Naturali. E’ direttore della collana di scritti in memoria di Carlo Piaggia “Paralleli e Meridiani”. Ha organizzato spedizioni scientifiche in numerosi paesi (Etiopia, Egitto, Tunisia, Marocco, Siria, Spagna). E' autore di oltre 250 pubblicazioni di carattere scientifico e divulgativo. Socio del R.C. Viareggio-Versilia, ne è stato presidente nell’A.R. 2014-2015.
Relazione dell’Arch. Stefania Aimar
Giardini Storici e Conservazione
Il Giardino Storico è un insieme polimaterico in cui architetture, componenti minerali, vegetali e idrauliche dialogano in un costante equilibrio tra natura e artificio e mutuo rimando tra questo spazio racchiuso e il paesaggio in cui è inserito, di cui il sistema delle Ville Lucchesi è oggi ancora testimone. Se il giardino nasce come luogo di limitate dimensioni e dal carattere prettamente funzionale e domestico (l’hortus conclusus monastico medievale, giardino-orto con alberi da frutto, piante aromatiche e medicinali) nel tempo muta ed evolve, il suo disegno e struttura si fanno più complessi, le superfici più ampie e articolate: la mano dell’uomo plasma la natura, la governa con rigore geometrico nei giardini rinascimentali per poi fare evolvere l’arte del giardinaggio in senso teatrale in quelli barocchi, dalle complesse e monumentali scenografie, ed infine giungere a una progettualità più naturale e irregolare nei giardini inglese e romantico. Gli elementi che lo compongono – dalla statuaria, alla componente botanica, con scelta di essenze esotiche, meno conosciute e diffuse, nello spirito del collezionismo botanico dove la rarità diventa uno degli aspetti di prestigio per il proprietario – acquisiscono progressivamente una forte valenza estetica e simbolica quale espressione del profondo legame tra potere e rappresentazione, richiamo celebrativo atto a rimarcare l’influenza e il prestigio del committente e della famiglia, e manifestazione dei loro interessi e passioni come di fortune e cadute economiche, riflettendo nel contempo la società, le culture che hanno ideato, costruito, vissuto il giardino e sono entrate in relazione con esso, divenendo testimonianza di saperi, di uno stile, di un’epoca. La delimitazione definita dalla cinta muraria non impedisce al giardino di relazionarsi con l’intorno: gli assi ordinatori disegnano gli spazi e li organizzano in una successione gerarchica estesa ai terreni produttivi, incentrata sul Palazzo di Villa, fulcro compositivo e amministrativo di questo sistema. I terrazzamenti e le variazioni di quota concorrono alla conformazione nell’enfatizzare la dimora e la sua posizione nel paesaggio circostante. All’interno del giardino, i coni prospettici e le visuali aiutate da aperture creano affacci sull’intorno e gli elementi verdi topiati o disposti a creare spazi architettonici, architetture vegetali e selvatico si susseguono in una progressione che diventa natura. La presenza dell’acqua, risorsa strategica per l’attività agricola e la vita e la conservazione del giardino, indirizza la scelta della posizione delle ville, i cui spazi grazie al suo uso sapiente si arricchiscono di fontane, vasche, teatri e giochi d’acqua, ninfei, alimentati da una trama invisibile corredata da architetture minori di servizio al sistema di adduzione e distribuzione. Il Giardino Storico emerge come sistema complesso, fragile, mutevole, di indiscussa valenza culturale. La conservazione, data dalla cura costante e regolare manutenzione, richiede un sapiente dialogo tra conoscenze interdisciplinari, competenze e professionalità diverse basato su una approfondita conoscenza dell’evoluzione storica e le trasformazioni nel tempo, le componenti spaziale, materica, vegetale, idraulica, architettonica, anche sensoriale, le relazioni gerarchiche interne e con l’intorno. Conservarlo significa riconoscerlo quale palinsesto per rispettarne le stratificazioni, trovare un equilibrio tra interventi di restauro e i necessari aggiornamenti in chiave di sostenibilità e accessibilità, bilanciare produzione di valore economico e rispetto delle specifiche capacità di “carico fruitivo”. La conservazione porta infine con sé la capacità di comunicare tutti questi saperi e conoscenze a chi al giardino si avvicina, lo visita, lo manutiene.
Relazione del Prof. Paolo Emilio Tomei
I giardini storici sono strutture complesse nelle quali si intrecciano elementi e saperi diversi, fra le loro numerose componenti quella vegetale è indispensabile; un “giardino” senza piante non è un “giardino” La flora dei parchi delle ville pisane e lucchesi è caratterizzata da elementi vegetali di provenienza diversa, si tratta di
- Specie autoctone della flora italiana - oleandro, corbezzolo, alloro, ecc. - piante già impiegate a partire dai giardini nell’antichità classica che compaiono già nei dipinti che decorano le ville pompeiane.
- Specie esotiche-cedri, cipressi, platani, pini domestici, magnolie, sequoie, palme, ecc.- piante provenienti in un passato remoto dal bacino orientale del Mediterraneo o, più recentemente (fine ‘700 inizi ‘800), dall’Asia, dall’Africa o dall’America, le palme dalle regioni a clima caldo (fine ‘800 inizi ‘900). I cipressi e i platani arrivarono, oltre 2000 anni da oggi, dalla Grecia e dalle regioni anatoliche e siriane ed i pini dalla Spagna; il cedro dal Libano. Le magnolie dall’Asia e dall’America; le sequoie dall’America centro settentrionale; sarebbe inutile in questa sede ricordarne altre. Nei giardini storici del nostro territorio sono queste le specie che oggi ne caratterizzano il paesaggio. Hanno un loro specifico interesse anche le specie erbacee, i funghi, la componente zoologica.
Ciò considerato possiamo dire che questi parchi sono ricchi di biodiversità. Si parla di biodiversità quando ci si riferisce alla qualità delle forme di vita che si trovano in un luogo definito, ma esiste una biodiversità naturale frutto di processi in cui l’uomo non è intervenuto ed una costruita dove invece l’uomo è intervenuto più o meno pesantemente. Nei giardini storici la biodiversità è costruita, ciò nondimeno le numerose specie vegetali introdotte rendono questi ambienti di grande bellezza, li connotano come fonte di notizie storiche e li qualificano quali centri di acclimatazione, valori tutti che ne giustificano la protezione. Attenzione però, l’introduzione di specie esotiche - voluta o casuale - crea spesso grossi problemi di carattere ambientale .