Don Maurizio Gronchi
Rotary Club Pisa Galilei

Incontro con Don Maurizio Gronchi al caminetto telematico. Presenti due nuovi soci: Chevallier-Chantepie Alexandre e Pochini Giovanni

Don Maurizio Gronchi, ospite del club durante l’ormai consueto caminetto telematico, ha tenuto un’interessante conferenza sul tema del perdono, tema che suscita una profonda riflessione

7 maggio 2020 / Annata 2019-2020

In apertura della riunione, il Presidente Maestrelli dà il benvenuto al club a due nuovi soci: CHEVALLIER-CHANTEPIE Alexandre (Imprenditore) e POCHINI Giovanni (Architetto). Comunica inoltre che, per almeno tutto il mese di maggio il club dovrà continuare a riunirsi con modalità telematica.

Successivamente, introduce il relatore della serata: Don Maurizio Gronchi, consultore del Sinodo sulla famiglia e Professore Ordinario di Cristologia presso la Pontificia Università Urbaniana.

Don Maurizio apre la sua conferenza citando il libro “La speranza oltre le sbarre, viaggio in un carcere di massima sicurezza” utilizzato come riferimento per questa conversazione, libro di cui è coautore insieme alla giornalista Angela Trentini. Questo libro, così come il tema trattato questa sera da Don Maurizio, è frutto di un viaggio-inchiesta nel super carcere di Sulmona (AQ), noto come il “carcere dei suicidi”, dove scontano l’ergastolo in regime di 41 bis i più feroci criminali del nostro Paese. Con un registratore in mano, la giornalista Angela Trentini ha incontrato e raccolto le testimonianze di alcuni detenuti etichettati dalle cronache giudiziarie come “mostri” e condannati per le dolorose stragi che hanno cambiato la storia dell’Italia. Fra di loro, i due killer di Rosario Livatino, il “giudice ragazzino”, Gaetano Puzzangaro e Domenico Pace, il quale, in una lettera olografa al Santo Padre racconta se stesso. Sconvolgente anche la testimonianza di Domenico Ganci, figlio del boss Raffaele, fedelissimo di Totò Riina e corresponsabile degli omicidi dei giudici Falcone e Borsellino. Spazio viene dato anche ai familiari delle vittime, in modo particolare a Manfredi Borsellino, Maria Falcone e Nando dalla Chiesa, il quale rivela tutta la sua difficoltà, ancora oggi, a concedere il perdono agli assassini del suo papà.

Partendo da questa cornice, il relatore mette in evidenza la forza del perdono, sia di chiederlo che di donarlo. Cita le parole di papa Francesco: “ogni pena dev’essere aperta all’orizzonte della speranza, per questo non è né umana né cristiana la pena di morte”.

La forza del perdono è la speranza che dal male subito venga fuori qualcosa di buono. Sottolinea che tutti noi abbiamo spesso memoria lunga del male subito ma corta per il male procurato. Riconosce che chi ha subito il male difficilmente supera il dolore anche dopo una sentenza. Ma la pace non si ottiene con la vendetta che non cancella la ferita. Termina indicando che la speranza del perdono è un’esigenza insopprimibile e auspicando che il piacere della vendetta ceda il passo al piacere del perdono.

Parlato